Spalletti, partita a carte col torto

Ci sono cose giuste che se dette al momento sbagliato ottengono l’effetto contrario. Ma la “guera e guera”, e questo tra Spalletti e Totti altro non è che lo scontro finale di un conflitto per certi versi epico e che non prevede vincitori, solo vinti: ragione contro sentimento.

Se dopo Atalanta-Roma l’allenatore – al quale concedo l’attenuante dell’incazzatura da secondo pari di fila – si fosse trattenuto, probabilmente ne sarebbe uscito meglio. Invece non ha voluto lasciare a Totti nemmeno la soddisfazione di aver salvato il risultato e, anzi, ha picchiato durissimo. “Non ha salvato un bel niente” ha tuonato “è stato il gruppo a farlo”. Le altre perle: “Per me non cambia niente, quel gol lì Totti lo fa anche fra tre anni. Sono altre le cose che dovrebbero essere portate all’attenzione. Se ci lavorate un po’ vedrete… Nel calcio conta anche la corsa, e la Roma senza Totti in campo ha vinto 9 partite. Poi, certo, con il Bologna entra e mette due palloni giusti, che potevano essere cinque e almeno così avremmo vinto. Mi chiedete di Dzeko, qui viene sempre messo in confronto con Totti e questa cosa lui la soffre”. Infine la bordata rivelata ai cronisti da alcuni atalantini che avevano assistito a un battibecco tra i due fuori dallo spogliatoio: “Giochi a carte fino alle 2 di notte. Per questo a Roma non vincete mai. Sono dieci anni che fate figure di merda”.

Da settimane Spalletti, forte del sostegno di Pallotta, non risparmia nulla al capitano che, ovvio, si immaginava un finale diverso, peraltro scritto in prima persona. Ha infatti spiegato più volte al mondo che Totti non ce la fa più e che dovrebbe capirlo da solo evitando di mettere in difficoltà società e compagni. Ma Francesco è più tosto di lui ed è un abile pokerista da texas holdem che ha sempre in mano, o nei piedi, due assi serviti.

Il sabato notte Gigi Riva giocava a carte fino alle quattro e sul tavolo il whisky non mancava mai. Scopigno lo lasciava fare, insieme vinsero lo scudetto a Cagliari. Ma era un altro calcio, più vicino a quello di Totti.

About Redazione

Ivan Zazzaroni è stato per anni caporedattore del Corriere dello Sport-Stadio e ha diretto il Guerin sportivo e Autosprint ma il suo nome è legato soprattutto al calcio, come ben sanno i milioni di spettatori della “Domenica Sportiva”e gli appassionati napoletani che lo seguono settimanalmente come conduttore dello spettacolare programma televisivo “Il bello del calcio”.

One Response to Spalletti, partita a carte col torto

  1. Caro Zaza, io capisco che tu sei un grande estimatore del “calcio romantico” (per la maggior parte “in bianco e nero”), ma oggi confrontare un giocatore del “calcio del 2000”, con uno degli anni ’60 non può essere una considerazione da “Zazzaroni”. Sei troppo intelligente per sovrapporre l’era dell’estro e del talento (anche con le “maniglie dell’amore” e la “pancetta alcolica”) a quella dell’atletismo estremo (che arriva ad ammettere anche i “piedi fucilati”). Non solo Riva, ma ancora di più Chinaglia, a esempio, invece di reintegrare i sali minerali persi durante l’allenamento con un Getorade, preferiva scolarsi un’intera bottiglia di whisky, gustandosi un bella boccata di sigaretta tra un sorso e l’altro. Oggi, con queste “abitudini”, non potresti nemmeno fare il giudice di porta (manco l’assistente di linea). E non perchè gli allenatori sono meno “accondiscendenti”, ma perchè alla lunga diventi inevitabilmente una palla di cemento armato al piede della squadra…

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