Quando anche il rugby diventa juventino

Anche il rugby, del quale – come ricorda il Corriere – “si è sempre lodata la sportività, la diversità rispetto al litigioso e pretenzioso mondo del calcio” e aggiungici pure il terzo tempo e tutta una serie di altre belle cose, è diventato juventino, nel senso che anche per il rugby, oggi, “vincere non è importante, vincere è tutto”.

Ieri, l’avrete letto, i giocatori della Nazionale, gli stessi che partecipano al Sei Nazioni perdendo con una certa frequenza ma riempiendo ugualmente gli stadi e che stavano preparando i Mondiali di settembre, hanno abbandonato il ritiro in Alto Adige “per il mancato accordo sui premi che la federazione vorrebbe agganciati ai risultati, mentre i giocatori legati alle presenze. Ad aprile il presidente Alfredo Gavazzi aveva ipotizzato un nuovo criterio di ‘premialità’: niente più gettoni, ma premi in base ai risultati”.

I giocatori, secondo la versione dei federali, si sono rifiutati di allenarsi e sono tornati a casa; il sindacato ha spiegato invece che “non siamo stati noi ad andare via ma i responsabili della Fir hanno dichiarato lo scioglimento del raduno invitandoci ad andarcene”. Inevitabilmente, la Fir ha ricevuto il pieno sostegno del presidente del Coni.

Anche nel rugby siamo dunque passati dal “grazie lo stesso” al grazie al cavolo. La crisi economica e politica dello sport italiano ha imposto questo sconsolante cambiamento di filosofia.

Sono un uomo di calcio, non di rugby, ma mi schiero totalmente dalla parte di chi crede ancora nell’impegno degli atleti, nell’accettazione della superiorità degli avversari (che non significa resa, tutt’altro), in uno sport capace di conservare i valori originari.

Se siamo più deboli di Inghilterra, Francia, Irlanda e Galles (con la Scozia ce la battiamo) e non mi spingo fino a Nuova Zelanda e Australia, la colpa non è (solo) dei giocatori, molti dei quali di origine straniera, ma anche e soprattutto di chi non ha saputo far crescere un movimento e adesso, per necessità, imbocca una strada senza ritorno.

Tristissime, infine, le “rivincite” dei calciofili nei confronti di uno sport che, giustamente, si è sempre fatto vanto della sua diversità.

 

About Redazione

Ivan Zazzaroni è stato per anni caporedattore del Corriere dello Sport-Stadio e ha diretto il Guerin sportivo e Autosprint ma il suo nome è legato soprattutto al calcio, come ben sanno i milioni di spettatori della “Domenica Sportiva”e gli appassionati napoletani che lo seguono settimanalmente come conduttore dello spettacolare programma televisivo “Il bello del calcio”.

One Response to Quando anche il rugby diventa juventino

  1. E, di preciso, la svolta juventina da cosa si vedrebbe?
    Se vincere e’ l’unica cosa che conta, mentre questi vogliono i quattrini anche quando (spesso) perdono, a me paiono parecchio, ma parecchio interisti, eh…

Leave a Comment

Name*

Email* (never published)

Website

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.