Milan e Inter, calcio non è balletto

Un tempo c’erano le selezioni amatoriali della Val Pusteria o della Val Trompia, la Ceretolese e il Norcia, c’era il percorso; da qualche anno, dopo meno di una settimana di preparazione, si gioca per soldi e con squadre incomplete in Cina, Australia, Indonesia, Stati Uniti, Turchia e Giappone contro Barcellona, i due Manchester, Real, Marsiglia, Chelsea, Borussia. Si viaggia e non si lavora.

Un tempo c’erano l’ossigenazione e la costruzione del fondo, oggi una serie di coppe e coppette piene di milioni di dollari, appuntamenti che raramente ci vedono pronti in luglio e agosto e ci fanno ritrovare svuotati a ottobre.

Un tempo c’erano meno infortuni estivi. Certo, anche inglesi, tedeschi e spagnoli portano in giro per il mondo i loro acrobati, ma loro non partecipano all’intossicatissima Serie A nella quale basta una sconfitta col Carpi per ridiscutere un’intera carriera o un progetto.

Novità di quest’anno, gli schiaffi diffusi, Fiorentina esclusa.

Ne hanno presi, e di sonori, la Juve (Dortmund e Marsiglia), il Milan (Lione, Bayern e Tottenham), l’Inter (Bayern, Milan, Real e Galatasaray), la Roma (Sporting, Barcellona e addirittura il Gyrimot), la Lazio (Anderlecht, Sigma Olomouc e Mainz) e il Napoli (Nizza, il primo avversario di discreto livello), solo la Fiorentina, dicevo, si è permessa il lusso di darli a Barcellona e Chelsea, ma dopo un 2-4 col Psg.

Siamo in crisi di liquidità, da noi arrivano gli investitori stranieri meno ricchi del mondo, la terza fumatori di Forbes, e allora qualche euro in più fa bene, salvo poi ritrovarsi con decine di milioni buttati a mare per colpa di un mancato passaggio del turno o di una stagione privata di obiettivi.

I nostri dirigenti non capiscono, o forse sì, che continuando ad andare in giro a prender schiaffi si rischia un ulteriore deprezzamento del prodotto calcistico italiano e soprattutto si contribuisce a rendere impossibile il lavoro degli allenatori; inoltre, le sconfitte in serie, ancorché in amichevole, deprimono il tifoso, gli tolgono il gusto dell’evento e dell’attesa del campionato, lo inducono a pretendere correttivi, riparazioni immediate, altri acquisti, nuove illusioni.

About Redazione

Ivan Zazzaroni è stato per anni caporedattore del Corriere dello Sport-Stadio e ha diretto il Guerin sportivo e Autosprint ma il suo nome è legato soprattutto al calcio, come ben sanno i milioni di spettatori della “Domenica Sportiva”e gli appassionati napoletani che lo seguono settimanalmente come conduttore dello spettacolare programma televisivo “Il bello del calcio”.

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