Il calcio non è più di chi lo ama

Non ci facciamo mancare proprio nulla. Dopo le scommesse, un classico dall’80 in poi, le partite biscottate e gli arbitraggi condizionati da alcune società, siamo costretti ad affrontare più o meno direttamente il caso Infront e le accuse di finanziamenti indebiti, turbativa d’asta, concorso in bancarotta fraudolenta, riciclaggio. Nel frattempo ci qualifichiamo alla fase finale degli Europei con una squadra mediocre ma con un grande ct, il vero valore della Nazionale, naturalmente rinviato a giudizio per omessa denuncia.

Nei giorni scorsi, da Tavecchio in giù, ho sentito ammonimenti che di morale avevano ben poco: “Attenzione, senza i soldi delle tv il calcio muore”. Errore gravissimo, soprattutto se commesso dalla massima istituzione calcistica, il presidente della repubblica delle banane (e non mi riferisco certo alla battuta su Opti Pobà): il calcio muore se la gente che paga abbonamenti e biglietti non ci crede più, se la fede presa ripetutamente a calci si trasforma in rabbia giustificata e disillusione. Fino a quando gli appassionati riusciranno a sopportare i colpi che vengono inferti da presidenti, calciatori, allenatori e giornalisti conniventi o, più prosaicamente, padri di famiglia?

PS. Titolo di lazialita.it del luglio 2014: “Incontro tra Lotito, Galliani e Preziosi a Forte dei Marmi: sul tavolo affari e Figc”.

About Redazione

Ivan Zazzaroni è stato per anni caporedattore del Corriere dello Sport-Stadio e ha diretto il Guerin sportivo e Autosprint ma il suo nome è legato soprattutto al calcio, come ben sanno i milioni di spettatori della “Domenica Sportiva”e gli appassionati napoletani che lo seguono settimanalmente come conduttore dello spettacolare programma televisivo “Il bello del calcio”.

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