La Juve tra punti e appunti

Il tifoso è un po’ come la moglie, la compagna, la fidanzata. Riempi la sua squadra di complimenti, di frasi piene di miele, ne elogi le tante qualità, ma se all’interno del discorso ti scappa il più innocente degli appunti è solo su quello che lui/lei si sofferma per investirti di parolacce.

Ieri, quando alla Domenica sportiva mi è stato chiesto il primo commento di quindici secondi su Juve-Inter, ho detto che la squadra di Allegri “è decisamente superiore e ha strameritato la vittoria”. Aggiungendo che “certo, il calcio è perfido: il migliore in campo è stato Bonucci che la partita non avrebbe dovuto giocarla”. Dopo il pari di Bologna tutti, ma proprio tutti, avevano evidenziato il mancato cartellino al leader della difesa di Allegri che era diffidato.

Non ho detto e neppure l’ho pensato che senza Bonucci la Juve avrebbe perso, né avevo intenzione di alimentare polemiche: ho rilevato esclusivamente come il calcio giochi con le situazioni e i protagonisti; ho celebrato la natura provocatoria di uno sport che di coincidenze, acide combinazioni e veleni si nutre da sempre.

Nei mesi della Strepitosa Rincorsa ho (abbiamo) formulato elogi di ogni genere alla Juve; Allegri è diventato una specie di guru; la difesa è stata giustamente beatificata; la personalità, la qualità, la compattezza e l’efficacia di Dybala e compagni hanno ricevuto omaggi più che doverosi.

Credo pertanto che specie di questi tempi un filo di leggerezza non guasterebbe – quando la Juve subisce le decisioni degli arbitri – succede spesso in Europa – gli interventi a difesa non mancano mai, sono di una puntualità svizzera.

Nessuno ha messo in discussione la legittimità di successo e primato. Questa volta la moglie può stare tranquilla.

L’avrei voluta vedere col Chiello

Sono convinto – sarò il solo – che se Allegri avesse potuto giocare col modulo di tutte le sicurezze, a 5 (i tre baritoni più Lichti e Evra sulle fasce) avremmo assistito a un’altra partita, di sicuro a un altro primo tempo.

Totti che non finisce mai

C’è un passaggio dell’intervista di Donatella Scarnati a Totti che mi ha particolarmente colpito. Quando dice: “Nessuno può obbligarmi a smettere. Se e quando, lo decido io”. Manca il dove. Anche se è implicito che lui vorrebbe fosse Roma, la Roma.

Ronaldo e Ibra, destini incrociati

Ronaldo a Parigi, Ibra in America. Già dalla prossima stagione. Non è solo mercato, calcio, fantasia: è politica, finanza e anche altro. Il piano è scattato: i qatarioti – Nasser Al-Khelaïfi e compagnia contante – vogliono, anzi devono rapidamente accreditarsi negli Stati Uniti e hanno pensato di farlo partendo proprio dalla Mls

Barzagli, il meglio di Juve-Napoli

“Partita strana” ho risposto testualmente sabato pomeriggio a Giorgio Amico, di nome e anche di fatto (su Facebook), che mi chiedeva un pronostico: “finisce 0-0 o 1-0, ma non so per chi”. Bingo o quasi.

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