Juve, sotto accusa il mercato

Mi ha fatto sorridere l’incipit del giornalista: “Si sono chiusi nello spogliatoio”. Da Reggio a Reggio, ho pensato: che si tratti di Reggio Calabria o Emilia è giusto un dettaglio, di sicuro anche in quella occasione l’arbitro (era Paparesta) ci aveva messo del suo.

Si sono chiusi da soli, questa volta. E quando sono usciti hanno pronunciato parole e frasi che sembravano non appartenere più al vocabolario juventino: “Manca il senso di responsabilità. E adesso tutti in ritiro” (Allegri). “Ci giocavamo una buona fetta di scudetto. Così non è stato” (Allegri-bis). “Gervasoni ha arbitrato così, in pratica non ha visto nulla” (Allegri-ter). “Indegni” (Buffon).

Allegri è il principale accusato della tifoseria e della dirigenza, che gli chiede di metterci del suo – curioso, lo stesso invito che gli rivolsero Galliani e Berlusconi al terzo anno di Milan.

Oggi la Juve ha 12 punti, dodici mesi fa ne aveva 25. Nel -13 ci stanno Tevez, Pirlo e Vidal: ma le uscite eccellenti non possono bastare a spiegare un punteggio inferiore a quelli di Sassuolo (6 in più), Atalanta (5), Torino (3) e Samp (2, con una partita in meno).

La squadra-base è ancora un’ipotesi, Mandzukic, capocannoniere della Bundesliga due anni fa, sta facendo rimpiangere Llorente; Morata gira a scartamento ridotto; Dybala nella posizione di Tevez è più controllabile; un centrocampo con Lemina e Sturaro non è presentabile, e Pogba, beh qui il discorso si farebbe lungo.

Per dirne una: a Palermo Dybala giocava e segnava da prima punta, assistito da Vàzquez: ma la Juve non gioca in contropiede e negli spazi come il Palermo e, secondo Allegri, il ragazzo non ha ancora il fisico, la struttura per reggere il ruolo di centravanti della Juve – la tecnica superiore non basta.

E Mandzukic? Da Madrid spiegano che lui è l’ideale per un 4-4-2, aggiungendo che non ha un bel carattere (introverso) e lega poco con i compagni.

Anche la difesa ogni tanto – giustamente – traballa: si avverte l’assenza di Marchisio.

Allegri sotto accusa, è così che funziona: ma se nell’anno della rifondazione fosse stato sbagliato (soprattutto) il mercato (Mandzu, Alex Sandro, Hernanes, Lemina)? Un altro po’ di pazienza e sapremo.

Sarri riporta il campo al centro del villaggio

Sarri ha vinto la partita più difficile, e in soli due mesi. Non era sceso (meglio, salito) a Napoli da Empoli per imporsi subito, ma per dimostrare che anche l’allenatore-che-allena, anche il professionista senza titoli, anche l’anti-Benitez (il tecnico manager di livello internazionale) è in grado di guidare con successo una macchina complicata come il Napoli facendo del gran calcio.

Per Eranio il nero non sta bene su tutto

Questa – per intero – la frase incriminata, questo il giudizio espresso su Rudiger della Roma, responsabile di uno dei quattro gol realizzati dal Leverkusen: “I calciatori di colore, quando sono sulla linea difensiva, spesso certi errori li fanno perché non sono concentrati. Sono potenti fisicamente (…) però, quando c’è da pensare (…), spesso e volentieri fanno questi errori”.

Il calcio non è più di chi lo ama

Non ci facciamo mancare proprio nulla. Dopo le scommesse, un classico dall’80 in poi, le partite biscottate e gli arbitraggi condizionati da alcune società, siamo costretti ad affrontare più o meno direttamente il caso Infront

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